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2012-2013
30 gennaio 2013 - Villa Reale di Milano
Sala del Parnaso


Gli Amici della Scala in collaborazione con gli Amici della Galleria d’Arte Moderna hanno organizzato l’incontro "Verdi e gli amici artisti" (Hayez, Manzoni, Maffei, Gemito, Duprè, Boldini) con Angelo Foletto e Fernando Mazzocca.
Angelo Foletto (Presidente dell'Associazione Amici della Galleria d'Arte Moderna) ha dialogato  con lo storico dell'arte Fernando Mazzocca.





Verdi e gli amici artisti



Cosa amava Verdi al di là della musica? Villa Sant’Agata è un posto importante per capire il rapporto di Verdi con le arti. Lui leggeva molto, aveva molte opere d’arte che, per sua espressa volontà, sono state donate e sono tornate a Milano nella Casa di Riposo da lui fondata.
Leggendo le sue lettere, i suoi interlocutori sono, oltre agli impresari e a Ricordi e Boito, letterati e intellettuali (cfr. il carteggio con la Maffei che, anche se interrotto dall’allontanamento di Verdi da Milano, continua per interposta persona).
Il mondo dell’arte è sempre stato vicino a Verdi, gli artisti rappresentavano bene la sua teatralità, un esempio ne è Duprè.
Il mondo di Verdi parte dal salotto Maffei dove, oltre ad amici e patrioti, gravitano anche i più importanti artisti dell’epoca. Uno di essi era Pompeo Marchesi, scultore, che compare nelle lettere di Verdi per interposta persona tramite Escudier, editore parigino, contatto artistico di Verdi che ne diventa anche, in parte, un fiduciario. Escudier è a Milano nel 1845 e Verdi lo accompagna nel laboratorio di Marchesi, che spesso donava alcune sue piccole statue ai visitatori più illustri.

Verdi ci teneva moltissimo a portare i suoi amici presso gli artisti che frequentava e questo suo interesse per l’arte, dal 1847, diventa, di fatto, una ricerca. Durante la permanenza a Firenze del compositore, Duprè fa in modo di fargli pervenire un biglietto per poterlo incontrare e, grazie ad Andrea Maffei, inizia questa amicizia che coinvolgerà anche il pittore Piatti, i patrioti Manara e Giusti, che conoscerà tramite una lettera di Manzoni. Questo gruppo di amici avrà come scopo proprio quello di andare alla ricerca delle cose più raffinate prodotte dal mondo delle arti visive.
Verdi collezionista e i suoi rapporti con i pittori.
La collezione di quadri di Verdi è fatta in gran parte di dipinti commissionati. In ogni caso Verdi ha avuto con gli artisti svariati contatti e con alcuni di essi un rapporto particolare su tre livelli. Il primo, quello della committenza, per formare la collezione di Sant’Agata della quale molte opere le lascerà in eredità alla Casa di Riposo. Il secondo è quello del ritratto, ormai è un personaggio famoso e ha piacere di avere dei ritratti, e il terzo è quello del contraltare pittorico alla parabola artistica verdiana.

Il melodramma affonda le radici nella letteratura, quindi ci sono coincidenze tra il romanzo storico e il melodramma. Il romanzo storico, però, oggi viene letto solo dagli addetti ai lavori, mentre la pittura storica è ancora apprezzata e apprezzabile, soprattutto quella di Hayez, considerato quasi un alter ego di Verdi anche se appartengono a due generazioni differenti. Hayez ha frequentato Bellini, Rossini e Donizetti che cita nelle sue memorie dove, peraltro, non compare il nome di Verdi. E’ una specie di “padre della patria” del ritratto, ma nei suoi lavori non c’è il ritratto di Verdi.
La pittura storica, a sua volta, è considerata parallela al melodramma di Verdi, perché, ad esempio Hayez, ha trattato molti soggetti che sono stati oggetto delle opere del compositore. I suoi quadri hanno quindi la teatralità del melodramma, ma sono stati dipinti prima che Verdi scrivesse. Chissà, forse Verdi ha tratto ispirazione dai suoi quadri, ci sono diverse lettere tra Hayez e Verdi, ma non si parla mai di arte in maniera particolare o approfondita, dato che non avevano una grande confidenza e, in più, Hayez, faceva parte della commissione scenica del Teatro alla Scala con il quale Verdi non era più in rapporti sereni.

Altro pittore legato al mondo Verdiano è Morelli. E’ un contemporaneo di Verdi e ciò ha facilitato l’amicizia, comprovata da un lungo epistolario. Si sono conosciuti a Napoli, nel 1858, in occasione della rappresentazione di “Un Ballo in Maschera” e l’incontro è avvenuto tramite Vincenzo Torelli. Morelli è sollecitato da Torelli a presentare a Verdi due bozzetti per I Due Foscari, per fargli notare come sia stato affascinato dalle sue opere. Verdi li vede, ma questi bozzetti rimangono tali, anche se saranno molto discussi nelle varie lettere tra il compositore e Morelli, assieme alle passioni comuni per Byron e Shakespeare. Nel 1863 Verdi è a Napoli per l’Aida e ordina a Morelli un grande quadro e attraverso di lui entra in contatto con Vincenzo Gemito uno scultore che, in quel momento aveva un po’ di problemi economici. Verdi allora gli commissiona un ritratto, che viene eseguito in terracotta e in bronzo e diventerà, in queste due varianti, la scultura più diffusa dell’immagine di Verdi prima del famoso ritratto di Boldini.

Morelli dipinge anche un quadro di ispirazione evangelica, “Gli ossessi”, che attualmente è custodito nella Casa di Riposo, e lo dona a Verdi che lo ringrazia con parole commosse. Non è un quadro realistico, ma visionario, quasi simbolista. L’epistolario con Morelli, ad un certo punto, si dirada e la loro amicizia si allenta. Ci rimangono però le lettere con i consigli per i costumi dell’Otello e i relativi bozzetti che, però, non diventeranno mai quadri. L’Otello ha costituito un momento di riavvicinamento fra i due durante il quale Verdi ha sollecitato Morelli a dipingere “per la gente comune”.

Altro artista con cui Verdi ha avuto contatti è stato lo scultore Luccardi, con il quale ha tenuto anche un epistolario. Con questi artisti il compositore tiene rapporti per avere consigli, ma sono anche occasioni per scambi di confidenze. Luccardi, in particolare, era un confidente con cui parlare di politica come faceva con Morosini e Arrivabene. Con lui discute del Risorgimento e dell’Unità d’Italia con una schiettezza notevole, perché lo considera un uomo di ampie vedute. Si ricorda il viaggio compiuto da Luccardi a Roma per vedere il quadro relativo all’incontro tra il Papa e Attila per conto di Verdi, che voleva riprodurre con il massimo realismo la scena nella sua opera.

In Verdi c’è sempre attenzione a ciò che veniva rappresentato attraverso le arti e ciò è stato la premessa per concretizzare tanti rapporti nascenti, come quello con Gemito, che ha creato la scultura delle mani del compositore.
Altro incontro è quello con Palizzi, autore minore che ha disegnato la cornice di un quadro, ma soprattutto ha fatto il ritratto di Lulù, il cane di Verdi.
Infine Boldini: le immagini di Verdi più belle sono le sue. E’ un artista più giovane di Verdi e si è stabilito a Parigi dove ha avuto un enorme successo. E’ anche un discreto cantante e si esibisce volentieri per gli amici.

E’ un grande ritrattista e ha avuto la fortuna di frequentare Muzio, l’unico allievo di Verdi, del quale ha fatto un ritratto che ricorda molto lo stile di Dégas.
Grazie a Muzio si conquista la fiducia di Verdi che gli concede diverse pose per un ritratto ufficiale. Quando fu terminato, questo ritratto, Boldrini non era molto soddisfatto perché lo considerava troppo ufficiale, troppo rigido, somigliante ad un ritratto che Hayez fece a Manzoni. Bisogna ricordare un piccolo aneddoto che ha portato poi all’icona verdiana per eccellenza. Durante le sedute per questo ritratto era spesso presente anche Giuseppina, che amava molto chiaccherare a lungo generando un certo malumore nel pittore. Un giorno Verdi si presentò senza di lei e Boldini, presi i pastelli, in circa tre ore, disegnò il famoso ritratto del compositore con la sciarpa bianca al collo e il cappello a cilindro. Un’immagine molto moderna e sbarazzina che Boldini non vorrà mai cedere, salvo accontentare una principessa di Savoia che lo vorrà per la Galleria d’Arte di Roma, dove tuttora è custodito.
Icona nel mondo per eccellenza, criticato aspramente da Palazzeschi nel 1931 alla morte del Boldini, non sapremo mai se Verdi apprezzò questo ritratto.

Giancarla Moscatelli


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